di Friederich Durrenmatt
Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Mercoledí 10/04/2013 ore 21:00
DI E CON LUCA PASSERI E STEFANO SCHERINI>
MOTIVAZIONI DELLO SPETTACOLO. Lo spettacolo nasce dalla nostra esigenza di attori – marionettisti di cercare un rapporto paritario tra attore e marionetta, rinunciando a gerarchie prestabilite. Come del resto avviene normalmente nel teatro di tutta Europa, il nostro è uno spettacolo teatrale che utilizza lo strumento marionetta senza rimanere nei confini del "teatro di figura – quindi per l’infanzia". Il tema centrale del testo è quanto mai urgente da rappresentare: l’impossibilità di non rendersi complici di una società che si fonda su violenza e sopraffazione finalizzate soltanto all’acquisizione di denaro e potere.
LA VICENDA. "Il Complice" è una storia noir, un pulp ante litteram: descrive un’impresa criminale che prolifera fino a coinvolgere i massimi livelli del potere istituzionale. La vicenda è semplice: Doc, un chimico della grande industria che ha perso il posto di lavoro a causa della crisi economica, incontra casualmente Boss, un uomo d’affari moderno a capo di una società di assassini e sfruttatori, e ne diventa complice inventando per l’impresa una macchina, il necrodializzatore, in grado di dissolvere i cadaveri conseguenza delle attività criminali. Doc starà rintanato in un sotterraneo lontano dalla vista di tutti e farà funzionare l’infernale marchingegno, permettendo così profitti sempre più alti. Nel corso della storia, una serie di altri personaggi entrano nella partita, ognuno complice della società di malaffare. Nessuno di loro però sembra fare i conti con i sentimenti e l’umanità che invece vengono a reclamare il proprio spazio.
di John Logan
Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Mercoledí 25/03/2013 ore 21:00
traduzione di Matteo Colombo
regia di Francesco Frongia
con Ferdinando Bruni e Alejandro Bruni Ocaña
luci di Nando Frigerio
produzione Teatro dell'Elfo
Pittura ed estetica, etica e spiritualitá, istinto e percezione, apollineo e dionisiaco, arte effimera e necessaria, quadri come merci e prodotti.Temi importanti, che nel testo di John Logan diventano materia teatrale, drammatica e struggente, calata nello scontro umano e concreto che contrappone un allievo e il suo maestro, un giovane alla ricerca di un padre e uomo maturo, costretto a fare i conti con se stesso, emblemi di due generazioni d'artisti.
Rosso, inedito in Italia, negli Stati Uniti é stato un caso. Premiato con sei Tony Award nel 2010, ha decretato il successo del suo autore, drammaturgo nonchè sceneggiatore al fianco dei più importanti registi americani: da Scorsese (The Aviator e Hugo Cabret) a Tim Burton (Sweeney Todd) fino a Spielberg, per cui ha scritto Lincoln con Tony Kushner.
Il testo s'ispira alla biografia del pittore americano Mark Rothko, maestro dell'espressionismo astratto, che alla fine degli anni Cinquanta ottenne la più importante commissione della storia dell’arte moderna, una serie di dipinti murali per il ristorante Four Season di New York.
Ne emerge il ritratto di un uomo ambizioso, egocentrico e vulnerabile, uno dei più grandi artisti-filosofi del 900, per il quale la pittura é quasi interamente pensiero. Metter il coloro sulla tela corrisponde al dieci per cento del lavoro. Il resto é attesa.
di William Shakespeare
Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Mercoledí 06/03/2013 ore 21:00
GIULIO CESARE
di William Shakespeare
con: Giandomenico Cupaiuolo (Bruto), Roberto Manzi (Cassio), Ersilia Lombardo (Calpurnia), Lucas Waldem Zanforlini (Casca e Ottaviano), Livia Castiglioni (Porzia), Gabriele Portoghese (Marc'Antonio)
regia: Andrea Baracco
adattamento: Vincenzo Manna e Andrea Baracco
scene: Arcangela di Lorenzo
consulente ai costumi: Mariano Tufano
disegno luci: Javier Delle Monache
regista assistente: Giulia Dietrich
Dal cuore delle tenebre, parole sussurrate si stagliano su un'atmosfera onirica, surreale, carica di visioni apocalittiche: ”Cesare, attento a Bruto, bada a Cassio, non avvicinarti a Cinna, guardati da Casca un pensiero solo unisce questi uomini, ed è rivolto contro Cesare. Se non sei immortale, guardati intorno“. è questo l'avvertimento rivolto a Cesare perchè si guardi dai suoi cospiratori, che durante le idi di marzo del 44 a.C., lo uccideranno durante una riunione in Senato.
A firmare la regia della rilettura contemporanea del ”Giulio Cesare“ shakespeariano è Andrea Baracco, che ne cura l'adattamento insieme a Vincenzo Manna.
Sulla scena campeggiano tre porte scardinate, unici elementi di un'essenziale scenografia, avanzi di un potere in rovina. Porte manovrate a vista dagli attori che, spostate, capovolte, percosse, trascinate, creano le scene che effigiano la storia degli ultimi giorni di vita di Giulio Cesare, un protagonista che non compare mai, fino alla disfatta di Filippi.
Siamo di fronte ad una partitura coreografica che si snoda su uno scenario, l'antica Roma, squarciato da luci che svelano i segreti piú reconditi dei personaggi.
Una forte valenza simbolica incombe sull'intero palcoscenico. è un sublime flusso di emozioni, un perenne contrasto fra interioritá ed esterioritá, tra dentro e fuori.
Si ha la sensazione di trovarsi non soltanto in un luogo delimitato da leggi fisiche, ma in quello spazio metafisico che è la mente dei personaggi, e soprattutto dei due protagonisti dell'intera vicenda, Cassio (Roberto Manzi) e Bruto (Giandomenico Cupaiuolo) che, caratterizzati da una intensa introspezione psicologica, ordiscono il complotto contro il potere. Un potere rappresentato da una poltrona nera sconquassata, che, cosí come il corpo di Cesare trafitto dalle famigerate ventitre pugnalate mortali, verrá incisa altrettante volte - con un gessetto rosso - da Casca (Lucas Waldem Zanforlini), Cassio e infine Bruto.
Ad emergere è la forza evocativa delle parole, capace di far affiorare immagini di una realtá non cristallizzata in un tempo e in un luogo ma sempre attuale.
E l'attualizzazione è proprio una delle modalitá relative al processo di creazione dell'intero spettacolo. La regia riesce, in maniera quasi ossessiva, a strutturare le scene come fossero le smanie di un delirio e ad indagare le dinamiche psicologiche e relazionali che vedono due fazioni contrapposte: Cassio e Bruto da un lato, Marc'Antonio (Gabriele Portoghese) e Ottaviano (Zanforlini) dall'altro.
Alcune scene di forte impatto emozionale riescono ad investire l'animo del pubblico, come ad esempio il tormento di Porzia, le cui labbra vengono cucite simbolicamente da Casca, o l'arringa di Marc'Antonio durante il funerale pubblico di Cesare, che chiama applausi a scena aperta, fino alla inevitabile morte di Bruto.
Nell'interpretazione degli attori emerge Cupaiuolo, nei panni del cospiratore suicida Bruto, che si distingue per la capacitá di delineare le sfumature psichiche e corporee del personaggio.
Lo spettacolo, che inizialmente si intitolava "Ventitre" proprio per i colpi mortali inferti a Cesare, si bloccava al terzo atto. Oltre alle numerose modifiche la compagnia ha ora lavorato sull'intera opera.
Ne risulta, complessivamente, uno spettacolo sensibilmente migliorato in termini compositivi rispetto al suo esordio sia per l'intensa introspezione psicologica sia per l'interazione che si instaura tra ciascun personaggio.
Una potente rilettura, capace di scagliarsi contro lo spettatore e viaggiare nei meandri piú intimi e oscuri della sua anima.
di Denis Diderot adattamento Edoardo Erba e Silvio Orlando
Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Lunedí 18/02/2013 ore 21:00
regia Silvio Orlando
scene Giancarlo Basili
costumi Giovanna Buzzi
Luca Testa (clavicembalista)
con Silvio Orlando, Amerigo Fontani, Maria Laura Rondanini
produzione Cardellino srl
Il nipote di Rameau di Denis Diderot, capolavoro satirico della seconda metà del settecento è la parabola grottesca di un musico fallito, cortigiano convinto, amorale per vocazione avvolto in un lucido cupio dissolvi.
Nella sua imbarazzante assenza di prospettive edificanti, nella riduzione della vita a pura funzione fisiologica riesce in maniera paradossale a ribaltare la visione del bene e del male, del genio e della mediocrità, della natura umana e delle possibilità di redimerla.
Rameau si è offerto attraverso i secoli come un nitido archetipo di libero servo, innocua foglia di fico per padroni a tolleranza variabile.
Scorgiamo dietro la sua perversità le paure del filosofo del perdere se stesso e i propri riferimenti etici nell'affrontare un primo embrione di libero mercato delle idee che intuiva stesse nascendo in quel turbolento e fervido scorcio di secolo.
Rameau manca dai nostri teatri dagli inizi degli anni novanta, un ventennio di profonde mutazioni nel corpo della nostra società civile, le sue contorsioni intellettuali quindi assumono nuovo e violento impatto e nuovi motivi di aspro divertimento.
tratto dal testo di Antoine de Saint-Exupéry
Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Mercoledí 06/02/2013 ore 21:00
con
Italo Dall’Orto (il Pilota)
Emilio Magni /Pietro Santoro
(il Piccolo Principe)
Erika Giansanti/Chiara Solari
(la Volpe/L’Ubriaco/il lampionaio/Il Turco)
Virginia Gori/Arianna Baldini/Marta Brilli
(la Rosa e il Serpente)
Regia e Adattamento Italo Dall’Orto
Scene Armando Mannini - Costumi Elena Mannini
Musiche originali: Gionni Dall’Orto e Erika Giansanti
Coreografie Margherita Pecol
Guicciardini, Deanna Losi
La Canzone della rosa è cantata da Irene Grandi
dal romanzo di Katherine Kressmann Taylor
Regia di Gabriele Calindri
Con: Massimiliano Lotti e Marco Pagani
Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Lunedí 28/01/2013 ore 21:00
Nel 1932, Martin, tedesco, e Max, ebreo americano, amici e soci in affari, si separano quando il primo decide di lasciare la California
per tornare, con la famiglia, a vivere in Germania. Comincia una corrispondenza caratterizzata da lettere colme di partecipazione affettiva. Ma l’ombra del nazismo si espande sul loro destino.
Martin guarda al futuro della nuova Germania prima con diffidenza poi con crescente entusiasmo. L’affetto tra i due amici si incrina e i contrasti ideologici precipitano fino a diventare insanabili e raggiungere una svolta clamorosa, che determina la conclusione di questa “piccola” tragedia umana, impossibile da dimenticare. Katherine Kressmann Taylor, americana di origine tedesca, scrisse “Destinatario sconosciuto ” nel 1938
Di Massimo Cotto con Mauro Ermanno Giovanardi
Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Giovedí 13/12/2012 ore 21:00
Sono passati tutti da lì. Ci hanno vissuto a lungo, come fosse un rifugio e non solo un hotel sulla 23esima strada, a New York. E poi hanno ricordato il loro passaggio in mille libri, film e canzoni. Al Chelsea Hotel Bob Dylan ha scritto Sad Eyed Lady Of The Lowlands e Sara, Leonard Cohen e Janis Joplin hanno consumato una breve storia di sesso e amore poi raccontata in Chelsea Hotel #2. Nico ne ha cantato l'epopea in Chelsea Girl, Jon Bon Jovi le solitudini in Midnight In Chelsea, i Jefferson Airplane le settimane in Third Week In The Chelsea.
Al Chelsea Arthur Clark ha scritto 2001: Odissea nello spazio, Ginsberg e Corso hanno dato fuoco alle polveri beat. Nella stanza numero 100 Sid Vicious ha accoltellato Nancy Spungen, nella 205 è collassato Dylan Thomas pochi giorni prima di morire, nella 822 Madonna ha scattato le fotografie di Sex.
Qui Jack Kerouac ha scritto in tre soli giorni, imbottito di Dexedrina, su rotoli di carta igienica, la prima stesura di Sulla strada. Al Chelsea hanno vissuto Patti Smith, Mapplethorpe, Iggy Pop, Bukowski, Burroughs, Arthur Miller, Tennessee Williams, Kubrick, Jane Fonda, Dennis Hopper, Hendrix, i Grateful Dead, Edith Piaf, Dee Dee Ramones.
La lista non finisce qui, ma qui inizia un'idea: raccontare le molte storie che si sono consumate all'interno del Chelsea Hotel per ricreare il grande affresco. Uno spettacolo che è narrazione e canto, affabulazione e commozione. Un uomo che racconta e un artista che canta. Le parole della narrazione evocano un quadro, la musica e la voce ne garantiscono la cornice. A metà tra reading e concerto: un viaggio per ricordare quello che abbiamo e quello che abbiamo perduto.
scritto e interpretato da NATALINO BALASSO
Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Martedí 30/10/2012 ore 21:00
Fino a pochi secoli fa la scrittura era prerogativa di una classe ricca e privilegiata. Le sacre scritture potevano essere lette e comprese da un numero irrisorio di persone. L'interpretazione del messaggio divino rimaneva così nelle avide mani di una minoranza facoltosa.
E gli umili? I semplici?
Non c'era alternativa, dovevano fidarsi, allo stesso modo in cui dovevano fidarsi delle leggi che, si diceva, erano fatte proprio a loro difesa.
Anche quando arrivò una buona novella che parlava di liberazione, subito al racconto tramandato si sostituirono testi scritti e ufficiali. Accadde così che proprio gli schiavi, i diseredati, gli ultimi della terra; proprio quelli a cui era rivolta la parola di speranza del messaggio cristiano, erano in realtà tagliati fuori dalla comprensione di quel messaggio. E hanno dovuto farselo raccontare dai loro padroni, dai loro sfruttatori, dai loro oppressori.
Ma cosa poteva capire di quel messaggio chi aveva occhi per vedere, orecchie per intendere ma non aveva ricevuto dal cielo un cervello per mettere insieme le cose? Cosa potevano raccontare quelle scritture a un idiota?
Questo spettacolo narra le avventure di un Maestro e dei suoi discepoli. I fatti della buona novella sono raccontati da un idiota. Il testo è costruito utilizzando un ampio ventaglio di suggestioni che comprende vangeli gnostici, apocrifi, scritti filosofici dell'ambiente greco-romano e pure invenzioni favolistiche. La storia contenuta in questo spettacolo parla dell'aiutante di un falegname di Palestina. I dodici gli avevano detto che era meglio si tenesse a debita distanza da loro e soprattutto doveva smetterla di rivolgere loro quelle stupide assillanti domande. Ma lui era un idiota, non c'era libro che avrebbe potuto distoglierlo dalla sua ostinata incomprensione del mondo
Natalino Balasso
Compagnia Teatro S.Rocco
Nuova produzione 2008
Taxi a due piazze
Spettacoli già? presentati:
Ponte Valtellina - 24 aprile 08
Sondrio - 03 maggio 08
Lanzada - 10 maggio 08
Piateda - 17 maggio 08
Tirano - 23 maggio 08
Berbenno Sabato 14 Giugno
Compagnia Teatro S.Rocco
La Compagnia dopo la prima
Provate ad immaginare cosa può succedere ad un uomo che la mattina del suo
matrimonio si sveglia e si ritrova nel letto una ragazza??..
che non è la
sua futura moglie e della quale, a causa di un'ubriacatura gigantesca, non
ricorda neppure il nome!!!!
Questa è la scena con cui si apre "Il matrimonio perfetto", una situazione quasi paradossale a partire dalla quale lo spettacolo si sviluppa in una
girandola di equivoci, sottintesi e scambi di persona continui
anno 2006
Per poter svolgere la propria attivitá l'Associazione ha bisogno di molti amici.
Un modo per aiutarci è diventare nostro socio.
Richiedendo l'adesione a socio potrai partecipare alle nostre iniziative scegliendo il modo a te più congeniale:
dandoci una mano nella realizzazione dei progetti o, piú semplicemente, sostenendoci " moralmente",
In ogni caso sarai un nostro graditissimo compagno di viaggio.
Compagnia Teatro S.Rocco
Produzione anno 2006
Secondo Atto
E' il decimo anniversario di matrimonio del vice sindaco di New York.
Un gruppo di amici dei quartieri alti sono invitati in casa del festeggiato.
Ma quella che doveva essere una simpatica festa si trasforma in una tragedia sfiorata, le cui cause restano avvolte nel mistero.
Ed è qui che esplode la comicità? della commedia, dove i protagonisti della vicenda, tra malintesi, pettegolezzi e colpi di scena, si mettono alla ricerca della verità, portando allo scoperto i vizi e le debolezze del loro mondo agiato e privilegiato
Guarda la locandina
Sala Don Bosco
La nuova struttura è tornata ad essere un luogo di incontro e di riferimento per la città.
Troverete:
il costo dell'affitto
i dati tecnici e le attrezzature
la planimetria
e il modulo di prenotazione.
Compagnia Teatro S.Rocco
Produzione anno 2005
Ruth e Carlo Considine, coniugi legati da una forte intesa intellettuale, invitano la medium Madame Arcati a tenere una seduta spiritica in casa loro.
Lo scopo della magica serata, alla quale partecipano Violetta e Giorgio Bradman, è quello di prendere gli spunti necessari alla stesura di un romanzo.
Il semplice gioco si trasforma in incubo ossessivo e le conseguenze della seduta, messa in atto a scopo di derisione, non tarderanno a rendersi manifeste, a farsi sentire e a farsi vedere, soprattutto grazie all´intervento e al contributo di Elvira, prima moglie di Carlo Considine, defunta sette anni prima.
Guarda la locandina
Compagnia Teatro Ragazzi
Sabato 19 Marzo 2005 - ore 21,00
I ragazzi "del teatro" hanno elaborato quest &
anno una commedia dal titolo:
"O mangi la minestra o salti dalla finestra".
La storia narra di un gruppo di amici che ritrovano un vecchio manoscritto.
Dalle pagine polverose prendono vita personaggi e vicende dense di emozioni e sentimenti.
Sospesi tra passato e presente, valori sempre verdi risvegliano la sensibilità di tutti anche se l &
interpretazione "in erba" dei ragazzi risulta fin troppo spontanea e scanzonata.
Gli interpreti sono 14 tra ragazze e ragazzi della scuola media e del biennio superiore:
Sara Bellino, Maurizio Bombardieri, Marta Boscacci, Sofia Boscacci, Alessandro Carpentari, Andrea Foppoli, Elisa Giacomarra, Alessandra Giacomarra, Leonardo Manca, Luisa Pasini, Laura Schena, Maria Sosio, Andrea Vigano, Giacomo Viori sotto la guida di Bruno e Tiziana Gianola
da un racconto di Vincenzo Consolo
Sabato 3 Aprile 2004 - ore 21,00
Sala Polifunzionale Don Bosco
Si tratta di un testo dalla storia interessante che inizia nel primo novecento quando un anziano barone, rimasto povero in canna, scrive poesie in cambio di pane.
Gli scritti del vecchio poeta traevano ispirazione principalmente dalla luna.
Dopo diversi anni, un vecchio manoscritto del barone fu ritrovato ...
Compagnia Teatro S.Rocco
Produzione anno 2003
Manifesto
Cosa succede durante l'allestimento di uno spettacolo?
E dietro le quinte durante una rapresentazione?
"...entrare e uscire,
fare entrare le sardine,
fare uscire le sardine.
La farsa è così,
il teatro è così,
la vita è così
30 anni di attività
Arlecchino servitore di due padroni
La storia e le attività? dalla nascita ad oggi.
Presentazione delle ultime produzioni.
Sono ormai trascorsi quasi trenta anni da quando alcuni giovani decisero che era giunto il momento di far rinascere quella tradizione teatrale che, spentasi da qualche tempo, aveva visto intere generazioni crescere con la passione per la recitazione.
Un bosco di fiabe - Il tesoro della Biblioteca
Villa Quadrio
"Un bosco di fiabe", realizzato con 120 bambini delle terze,quarte e quinte elementari, racconta le avventure di Robin Hood alle prese con i personaggi delle più famose fiabe ambientate nel bosco.
"Il tesoro della Biblioteca", messo in scena con 40 bambini delle quarte elementari, narra di un gruppo di bambini rinchiusi nella Biblioteca "Pio Rajna" di Sondrio.
Vivranno assieme ai personaggi usciti dai libri alcune avventure narrate negli stessi volumi.
Puoi leggere e richiedere i testi, vedere alcune fotografie degli spettacoli.