liberamente ispirato alla fiaba dei fratelli Grimm

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Domenica 21/12/2014 ore 17:00


Spettacolo di danza
OFFERTO DAGLI ALLIEVI DELLA CIVICA SCUOLA DI MUSICA E DANZA
liberamente ispirato alla fiaba dei frate lli Grimm

Questo spettacolo è nato non solamente come progetto di crescita tecnica e artistica ma come preziosa occasione per riflettere su noi stessi e sul nostro rapporto con gli altri.

La storia di Biancaneve, in questa prospettiva, racconta il percorso di crescita e maturazione – a volte doloroso – che ciascuno di noi affronta attraverso le prove cui la mentalità del nostro tempo sottopone, mentalità per la quale l’Altro viene spesso inteso e vissuto come una minaccia alla propria autoaffermazione. Noi come la Regina della fiaba viviamo a volte preda dei violenti sentimenti di vanità e invidia che ci spingono sino all’estremo desiderio di distruggere: “Biancaneve deve morire!” Ma se invece riuscissimo a riconoscere gli altri come una ricchezza ed un’opportunità potremmo liberarci di questi sentimenti che in fin dei conti nuocciono soprattutto a noi stessi (quasi fossero come il supplizio delle scarpe di brace inflitto per punizione alla regina malvagia dei Grimm) e vivere così una vita più sana e più felice.

La “nostra” Biancaneve, quindi, vince la sua sfida non perché sia la più bella ma proprio perché – con l’aiuto dei nani che incarnano qui la forza della provocazione morale – capisce questo e riesce infine a diventare sé stessa: pronta per il suo cammino attraverso la vita.

di Jean Baptiste Molière regia di Claudio Di Palma con Lello Arena

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Lunedí 15/12/2015 ore 21:00


di Jean Baptiste Molière
regia di Claudio Di Palma
con Lello Arena
e con
Fabrizio Vona, Francesco Di Trio, Giovanna Mangiù, Gisella Szaniszlò, Eleonora Tiberia, Fabrizio Bordignon,Enzo Mirone
Bon Voyage Produzioni e Civit’Arte 2013
L’avaro, insieme a Tartufo, a Il malato immaginario, a Il borghese gentiluomo, è una delle più celebri commedie di Molière. Scritta nel 1668, è in prosa, e al debutto non ebbe un grandioso successo anche se oggi è dai più considera lata migliore delle commedie di Molière.

Di sicuro è una pièce straordinariamente completa e divertente e contiene tutti gli ingredienti, i motivi, gli intrecci, le scene farsesche, che rendono esilarante uno spetacolo comico. I motivi comici del teatro classico in fondo sono sempre gli stessi: il difetto maniacale del protagonista (in questo caso l’avarizia), la servitù birbantesca ed intrigante, gli amori contrastati dei giovani, la rivalità in amore tra i protagonisti (qui il padre ed il figlio), i malintesi, l’agnizione finale che risolve come un deus ex machina l’intrigo generale… In genere, su uno, su due di questi motivi, i grandi autori classici costruiscono le loro commedie: qui, invece, ci sono proprio tutti. Ma questa ridondanza di temi non appesantisce affatto la commedia: Molière è uomo di teatro troppo navigato per lasciarsi sopraffare da una piena di motivi. Come un perfetto direttore d’orchestra, Molière sa dosare equilibratamente i molti strumenti di cui dispone e ne deriva una commedia godibilissima e nient’affatto enfatica.

Di grande attualità e vivacità è l’allestimento che Claudio Di Palma propone al teatro Vittoria: i personaggi di Molière sembrano attraversare le epoche (come se la tela si aprisse nel ‘600 e calasse sul 2000) in una successione di stili che si snoda nell’immutabilità della trama originaria. Intorno un perimetro, quasi museale, di teche che custodiscono una nutrita e cangiante collezione di sedie. Sedie di epoche diverse in cui è possibile leggere il segno del potere, ma anche quello dell’assestamento e, conseguentemente, dell’impigrimento e della devitalizzazione. Simbolo e segno, insomma, di quella depressione dissimulata di Arpagone che gioca, combatte e si dimena con indomito furore e spaesata dabbenaggine contro le maschere della borghesia e contro i fantasmi della propria psiche.

Di: Daniel Glattauer

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Martedí 25/11/2015 ore 21:00


Scene: Antonio Panzuto
Costumi: Antonio Panzuto
Video: Raffaella Rivi
Luci: Enrico Berardi
Regia: Paolo Valerio
Produzione: Fondazione Atlantide Teatro Stabile di Verona – Gat/Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
Interpreti: Chiara Caselli e Roberto Citran

«Mia amata immortale» scriveva Beethoven a una misteriosa donna, e prima e dopo di lui, pagine e pagine d’amore sono state vergate e spedite fra innamorati celebri – Joyce e Nora, Sibilla Aleramo e Dino Campana, Jean-Paul Sartre e Simone de Beavoir – o fra cuori sconosciuti… e ancora ci fanno sognare, raccolte per sempre in libri ed epistolari. C’è posto per un romanzo d’amore epistolare oggi, ai tempi di internet, degli sms e degli “emoticon” con i cuoricini? Lo scrittore e giornalista austriaco Daniel Glattauer ci insegna che sì, i sentimenti trasformati in parole – viaggino su pergamena o per e-mail – hanno sempre un’immensa forza incantatrice, tanto che il suo Le ho mai raccontato del vento del Nord è diventato un bestseller in 17 Paesi nonché un radiodramma e un testo teatrale di successo. Per la regia di Paolo Valerio e interpretato con intensità e raffinatezza da Chiara Caselli e Roberto Citran approda ora sui palcoscenici italiani: una favola moderna che racconta come da un errore – una mail spedita ad un indirizzo sbagliato – può nascere un’amicizia giocosa e complice e poi un sentimento ben più potente. I due perfetti sconosciuti che per un dispetto dell’e-mail avviano il loro epistolario, sono persone qualsiasi: Leo Leike, psicolinguista, sembra collezionare fallimenti sentimentali, Emmi Rothner è una moglie irreprensibile ed ha due amati bambini. Eppure, forte come il vento del nord, il sentimento s’insinua, li travolge e attraverso uno dei dialoghi d’amore più coinvolgente, ironico, e delicato della letteratura contemporanea, arriva fino agli spettatori, facendoli sorridere commossi.

Rassegna 'Fatti Portare Dalla Mamma'

Domenica 23 Novembre 2014 - ore 16:00 Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari


Ma chi avrà lasciato quei sassolini per terra? Forse è una traccia da seguire? Ho capito è la storia di Pollicino… ma no è la storia di Carlotta e Carletto… due bambini, che minacciati dal perfido Re Orcone sono costretti a rifugiarsi nel bosco per sfuggire al suo pentolone.

Dopo varie peripezie, con l’aiuto del buon Orco Tontone e delle pozioni del simpatico nanetto Mistura, i due fratellini riusciranno a sconfiggere l’orco malvagio riportando serenità e giustizia in tutto il regno.

Lo spettacolo è tratto da una fiaba originale scritta per la compagnia da Tinin Mantegazza, regista teatrale e autore televisivo (tra le sue tante creazioni ricordiamo il pupazzo Dodò della trasmis-sione Rai L’Albero Azzurro).

Marvel Show

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Venerdí 21/11/2014 ore 21:00


Utenti e operatori cooperativa San Michele

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Venerdí 14/11/2014 ore 21:00


Ricordando LISA

Se lasci una traccia nel mondo, sarà più facile agli altri incontrarti

L’intero ricavato sarà destinato a sostenere l’attività della scuola “Tionge” a Lusaka in Zambia

  

Rassegna 'Fatti Portare Dalla Mamma'

Domenica 9 Novembre 2014 - ore 16:00 Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari


Banda Osiris

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Martedí 21/10/2015 ore 21:00


Con Sandro Berti, mandolino, violino, trombone;
Gianluigi Carlone, voce, sax;
Roberto Carlone, trombone, pianoforte;
Giancarlo Macrì, percussioni, batteria, bassotuba

Rassegna 'Fatti Portare Dalla Mamma

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari


Tornano le domeniche a teatro per bambini e genitori

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari


scritto e interpretatato Gioele dix

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Venerdí 11/04/2014 ore 21:00


‘Avvezzo a creare o recitare show diversi fra loro, dalle gag dell’automobilista o dell’inquilino furioso alle letture da “La Bibbia ha sempre ragione”, dal geniale e serio “Edipo.com”al cavallo di battaglia“Dixplay”, Dix qui accontenta il pubblico e se stesso inventandosi uno spettacolo dalla struttura importante, condotto con ironia, levità, eleganza. Classificarlo non è semplice, le componenti sono molte. Sul registro comico non prevale mai quello esistenziale. In primo piano una straordinaria capacità di intrattenimento, capace di portarsi dietro la platea. Questa volta mettendo zucchero filato intorno all’amaro di autocoscienza, memoria e percezione della fine delle cose.’

di Stefano Benni e con Brenda Lodigiani

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Venerdí 28/02/2014 ore 21:00


musiche dal vivo di Danilo Rossi - viola, Stefano Nanni - tastiere
regia: Stefano Benni
assistente alla regia: Viviana Dominici
scene: Pietro Perotti
costumi: Rossella Zanotti
direzione tecnica: Fabio Vignaioli

Non è un monologo tradizionale, è un atto unico comico-musicale dove due attori e due musicisti recitano, cantano, suonano, ballano in un ironico e scatenato scambio di ruoli e di invenzioni. È una riflessione sulla poesia e sul rapporto con la natura e le sue forze più armoniose e oscure, ed è anche una paradossale storia di amicizia, o di amore, di fantasmi e di animali parlanti. Il poeta Jack è un po’ trombone e presuntuoso, ha perso il suo talento e non riesce più a scrivere. Riceve la visita di una misteriosa creatura, una merla di nome Mary che canta, danza e inizia a provocarlo e prenderlo in giro. Forse è la voce della natura armoniosa, forse una dolce messaggera di morte. I due si beccano, litigano, discutono dell’arte, del destino e della crudeltà degli uomini verso gli animali, tutto al ritmo di musica, dalla lirica al rap, dal vaudeville al brano classico. Li accompagnano due musicisti, un merlo violista e un pettirosso tastierista, che commentano tutta la vicenda.

La merla è Brenda Lodigiani, già ballerina e cantante, ma stavolta anche attrice comica e seducente. Danilo Rossi, prima viola della Scala, è un merlo romagnolo e piacione che dedica serenate a Mary. Stefano Nanni, mago delle tastiere, diventa un pettirosso capace di inventare canzoni ironiche e serissime digressioni musicali.

di Paola Ponti - regia di Danilo Nigrelli

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Martedí 27/01/2014 ore 21:00


da Lewis Carroll uno spettacolo scritto, diretto e disegnato da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Martedí 20/01/2014 ore 21:00


Con Anna Galiena, Marina Massiroli, Amanda Sandrelli, Sergio Muniz

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Martedí 03/12/2013 ore 21:00


SALEWA

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Sabato 30/11/2013 ore 20:00


Compagnia della rancia

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Mercoledí 27/11/2013 ore 21:00


Violenza in famiglia: La vera forza è nel rispetto

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Lunedí 18/11/2013 ore 20:45


OBLIVION

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Mercoledí 25/10/2013 ore 21:00


Il Moro ritorna per l’ultima volta in scena amato e tradito dai cinque alfieri canterini.
Un’orgia tra Wagner, Verdi e Shakespeare nella quale a Rossini spetta il ruolo di voyeur.
Un pianista con un piano ben preciso accompagnerà gli Oblivion in un percorso shakespeariano alternativo ma completo: da Otello a BalOtello in tutti i modi, in tutti i Mori, in tutti gli Iaghi.
OTHELLO, LA H È MUTA si impone senza dubbio come la versione definitiva del Moro di Venezia e per questa ragione avrebbe meritato scenografie faraoniche e costumi sgargianti.
Ma così non sarà. In scena si consumerà la gelosia. Quella verso gli allestimenti degli Enti Lirici.
Musica, passione e intrighi tra un Cassio e l’altro.
Una corsa contro il tempo cercando il fazzoletto Tempo: una partita a cinque giocata attorno al letto di Desdemona: il posto più morbido dove mettere il naso.

Stagione 2013 / 2014

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari


Alimentarsi in modo corretto anche in tempo di crisi

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Lunedí 21/10/2013 ore 20:45


di Friederich Durrenmatt

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Mercoledí 10/04/2013 ore 21:00


DI E CON LUCA PASSERI E STEFANO SCHERINI>
MOTIVAZIONI DELLO SPETTACOLO. Lo spettacolo nasce dalla nostra esigenza di attori – marionettisti di cercare un rapporto paritario tra attore e marionetta, rinunciando a gerarchie prestabilite. Come del resto avviene normalmente nel teatro di tutta Europa, il nostro è uno spettacolo teatrale che utilizza lo strumento marionetta senza rimanere nei confini del "teatro di figura – quindi per l’infanzia". Il tema centrale del testo è quanto mai urgente da rappresentare: l’impossibilità di non rendersi complici di una società che si fonda su violenza e sopraffazione finalizzate soltanto all’acquisizione di denaro e potere.

LA VICENDA. "Il Complice" è una storia noir, un pulp ante litteram: descrive un’impresa criminale che prolifera fino a coinvolgere i massimi livelli del potere istituzionale. La vicenda è semplice: Doc, un chimico della grande industria che ha perso il posto di lavoro a causa della crisi economica, incontra casualmente Boss, un uomo d’affari moderno a capo di una società di assassini e sfruttatori, e ne diventa complice inventando per l’impresa una macchina, il necrodializzatore, in grado di dissolvere i cadaveri conseguenza delle attività criminali. Doc starà rintanato in un sotterraneo lontano dalla vista di tutti e farà funzionare l’infernale marchingegno, permettendo così profitti sempre più alti. Nel corso della storia, una serie di altri personaggi entrano nella partita, ognuno complice della società di malaffare. Nessuno di loro però sembra fare i conti con i sentimenti e l’umanità che invece vengono a reclamare il proprio spazio.

di John Logan

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Mercoledí 25/03/2013 ore 21:00


traduzione di Matteo Colombo
regia di Francesco Frongia
con Ferdinando Bruni e Alejandro Bruni Ocana
luci di Nando Frigerio
produzione Teatro dell'Elfo
Pittura ed estetica, etica e spiritualità, istinto e percezione, apollineo e dionisiaco, arte effimera e necessaria, quadri come merci e prodotti.
Temi importanti, che nel testo di John Logan diventano materia teatrale, drammatica e struggente, calata nello scontro umano e concreto che contrappone un allievo e il suo maestro, un giovane alla ricerca di un padre e uomo maturo, costretto a fare i conti con se stesso, emblemi di due generazioni d'artisti.
Rosso, inedito in Italia, negli Stati Uniti é stato un caso. Premiato con sei Tony Award nel 2010, ha decretato il successo del suo autore, drammaturgo nonché sceneggiatore al fianco dei più importanti registi americani: da Scorsese (The Aviator e Hugo Cabret) a Tim Burton (Sweeney Todd) fino a Spielberg, per cui ha scritto Lincoln con Tony Kushner.
Il testo s'ispira alla biografia del pittore americano Mark Rothko, maestro dell'espressionismo astratto, che alla fine degli anni Cinquanta ottenne la più importante commissione della storia dell'arte moderna, una serie di dipinti murali per il ristorante Four Season di New York.
Ne emerge il ritratto di un uomo ambizioso, egocentrico e vulnerabile, uno dei più grandi artisti-filosofi del 900, per il quale la pittura è quasi interamente pensiero. Metter il coloro sulla tela corrisponde al dieci per cento del lavoro. Il resto é attesa.

di William Shakespeare

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Mercoledí 06/03/2013 ore 21:00


GIULIO CESARE
di William Shakespeare
con: Giandomenico Cupaiuolo (Bruto), Roberto Manzi (Cassio), Ersilia Lombardo (Calpurnia), Lucas Waldem Zanforlini (Casca e Ottaviano), Livia Castiglioni (Porzia), Gabriele Portoghese (Marc'Antonio)
regia: Andrea Baracco
adattamento: Vincenzo Manna e Andrea Baracco
scene: Arcangela di Lorenzo
consulente ai costumi: Mariano Tufano
disegno luci: Javier Delle Monache
regista assistente: Giulia Dietrich
Dal cuore delle tenebre, parole sussurrate si stagliano su un'atmosfera onirica, surreale, carica di visioni apocalittiche: ”Cesare, attento a Bruto, bada a Cassio, non avvicinarti a Cinna, guardati da Casca un pensiero solo unisce questi uomini, ed è rivolto contro Cesare. Se non sei immortale, guardati intorno“. è questo l'avvertimento rivolto a Cesare perchè si guardi dai suoi cospiratori, che durante le idi di marzo del 44 a.C., lo uccideranno durante una riunione in Senato.

A firmare la regia della rilettura contemporanea del ”Giulio Cesare“ shakespeariano è Andrea Baracco, che ne cura l'adattamento insieme a Vincenzo Manna.

Sulla scena campeggiano tre porte scardinate, unici elementi di un'essenziale scenografia, avanzi di un potere in rovina. Porte manovrate a vista dagli attori che, spostate, capovolte, percosse, trascinate, creano le scene che effigiano la storia degli ultimi giorni di vita di Giulio Cesare, un protagonista che non compare mai, fino alla disfatta di Filippi.

Siamo di fronte ad una partitura coreografica che si snoda su uno scenario, l'antica Roma, squarciato da luci che svelano i segreti piú reconditi dei personaggi.
Una forte valenza simbolica incombe sull'intero palcoscenico. è un sublime flusso di emozioni, un perenne contrasto fra interioritá ed esterioritá, tra dentro e fuori.

Si ha la sensazione di trovarsi non soltanto in un luogo delimitato da leggi fisiche, ma in quello spazio metafisico che è la mente dei personaggi, e soprattutto dei due protagonisti dell'intera vicenda, Cassio (Roberto Manzi) e Bruto (Giandomenico Cupaiuolo) che, caratterizzati da una intensa introspezione psicologica, ordiscono il complotto contro il potere. Un potere rappresentato da una poltrona nera sconquassata, che, cosí come il corpo di Cesare trafitto dalle famigerate ventitre pugnalate mortali, verrá incisa altrettante volte - con un gessetto rosso - da Casca (Lucas Waldem Zanforlini), Cassio e infine Bruto.

Ad emergere è la forza evocativa delle parole, capace di far affiorare immagini di una realtá non cristallizzata in un tempo e in un luogo ma sempre attuale.
E l'attualizzazione è proprio una delle modalitá relative al processo di creazione dell'intero spettacolo. La regia riesce, in maniera quasi ossessiva, a strutturare le scene come fossero le smanie di un delirio e ad indagare le dinamiche psicologiche e relazionali che vedono due fazioni contrapposte: Cassio e Bruto da un lato, Marc'Antonio (Gabriele Portoghese) e Ottaviano (Zanforlini) dall'altro.

Alcune scene di forte impatto emozionale riescono ad investire l'animo del pubblico, come ad esempio il tormento di Porzia, le cui labbra vengono cucite simbolicamente da Casca, o l'arringa di Marc'Antonio durante il funerale pubblico di Cesare, che chiama applausi a scena aperta, fino alla inevitabile morte di Bruto.

Nell'interpretazione degli attori emerge Cupaiuolo, nei panni del cospiratore suicida Bruto, che si distingue per la capacitá di delineare le sfumature psichiche e corporee del personaggio.
Lo spettacolo, che inizialmente si intitolava "Ventitre" proprio per i colpi mortali inferti a Cesare, si bloccava al terzo atto. Oltre alle numerose modifiche la compagnia ha ora lavorato sull'intera opera.
Ne risulta, complessivamente, uno spettacolo sensibilmente migliorato in termini compositivi rispetto al suo esordio sia per l'intensa introspezione psicologica sia per l'interazione che si instaura tra ciascun personaggio.
Una potente rilettura, capace di scagliarsi contro lo spettatore e viaggiare nei meandri piú intimi e oscuri della sua anima.

di Denis Diderot adattamento Edoardo Erba e Silvio Orlando

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Lunedí 18/02/2013 ore 21:00


regia Silvio Orlando
scene Giancarlo Basili
costumi Giovanna Buzzi
Luca Testa (clavicembalista)
con Silvio Orlando, Amerigo Fontani, Maria Laura Rondanini
produzione Cardellino srl
Il nipote di Rameau di Denis Diderot, capolavoro satirico della seconda metà del settecento è la parabola grottesca di un musico fallito, cortigiano convinto, amorale per vocazione avvolto in un lucido cupio dissolvi.
Nella sua imbarazzante assenza di prospettive edificanti, nella riduzione della vita a pura funzione fisiologica riesce in maniera paradossale a ribaltare la visione del bene e del male, del genio e della mediocrità, della natura umana e delle possibilità di redimerla.
Rameau si è offerto attraverso i secoli come un nitido archetipo di libero servo, innocua foglia di fico per padroni a tolleranza variabile.
Scorgiamo dietro la sua perversità le paure del filosofo del perdere se stesso e i propri riferimenti etici nell'affrontare un primo embrione di libero mercato delle idee che intuiva stesse nascendo in quel turbolento e fervido scorcio di secolo.
Rameau manca dai nostri teatri dagli inizi degli anni novanta, un ventennio di profonde mutazioni nel corpo della nostra società civile, le sue contorsioni intellettuali quindi assumono nuovo e violento impatto e nuovi motivi di aspro divertimento.

tratto dal testo di Antoine de Saint-Exupéry

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Mercoledí 06/02/2013 ore 21:00


con
Italo Dall’Orto (il Pilota)
Emilio Magni /Pietro Santoro
(il Piccolo Principe)
Erika Giansanti/Chiara Solari
(la Volpe/L’Ubriaco/il lampionaio/Il Turco)
Virginia Gori/Arianna Baldini/Marta Brilli
(la Rosa e il Serpente)

Regia e Adattamento Italo Dall’Orto
Scene Armando Mannini - Costumi Elena Mannini
Musiche originali: Gionni Dall’Orto e Erika Giansanti
Coreografie Margherita Pecol
Guicciardini, Deanna Losi
La Canzone della rosa è cantata da Irene Grandi

dal romanzo di Katherine Kressmann Taylor
Regia di Gabriele Calindri
Con: Massimiliano Lotti e Marco Pagani

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Lunedí 28/01/2013 ore 21:00


Nel 1932, Martin, tedesco, e Max, ebreo americano, amici e soci in affari, si separano quando il primo decide di lasciare la California
per tornare, con la famiglia, a vivere in Germania. Comincia una corrispondenza caratterizzata da lettere colme di partecipazione affettiva. Ma l’ombra del nazismo si espande sul loro destino.
Martin guarda al futuro della nuova Germania prima con diffidenza poi con crescente entusiasmo. L’affetto tra i due amici si incrina e i contrasti ideologici precipitano fino a diventare insanabili e raggiungere una svolta clamorosa, che determina la conclusione di questa “piccola” tragedia umana, impossibile da dimenticare. Katherine Kressmann Taylor, americana di origine tedesca, scrisse “Destinatario sconosciuto ” nel 1938

Di Massimo Cotto con Mauro Ermanno Giovanardi

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Giovedí 13/12/2012 ore 21:00


Sono passati tutti da lì. Ci hanno vissuto a lungo, come fosse un rifugio e non solo un hotel sulla 23esima strada, a New York. E poi hanno ricordato il loro passaggio in mille libri, film e canzoni. Al Chelsea Hotel Bob Dylan ha scritto Sad Eyed Lady Of The Lowlands e Sara, Leonard Cohen e Janis Joplin hanno consumato una breve storia di sesso e amore poi raccontata in Chelsea Hotel #2. Nico ne ha cantato l'epopea in Chelsea Girl, Jon Bon Jovi le solitudini in Midnight In Chelsea, i Jefferson Airplane le settimane in Third Week In The Chelsea. Al Chelsea Arthur Clark ha scritto 2001: Odissea nello spazio, Ginsberg e Corso hanno dato fuoco alle polveri beat. Nella stanza numero 100 Sid Vicious ha accoltellato Nancy Spungen, nella 205 è collassato Dylan Thomas pochi giorni prima di morire, nella 822 Madonna ha scattato le fotografie di Sex. Qui Jack Kerouac ha scritto in tre soli giorni, imbottito di Dexedrina, su rotoli di carta igienica, la prima stesura di Sulla strada. Al Chelsea hanno vissuto Patti Smith, Mapplethorpe, Iggy Pop, Bukowski, Burroughs, Arthur Miller, Tennessee Williams, Kubrick, Jane Fonda, Dennis Hopper, Hendrix, i Grateful Dead, Edith Piaf, Dee Dee Ramones. La lista non finisce qui, ma qui inizia un'idea: raccontare le molte storie che si sono consumate all'interno del Chelsea Hotel per ricreare il grande affresco. Uno spettacolo che è narrazione e canto, affabulazione e commozione. Un uomo che racconta e un artista che canta. Le parole della narrazione evocano un quadro, la musica e la voce ne garantiscono la cornice. A metà tra reading e concerto: un viaggio per ricordare quello che abbiamo e quello che abbiamo perduto.

scritto e interpretato da NATALINO BALASSO

Sala Polifunzionale Don Vittorio Chiari - Martedí 30/10/2012 ore 21:00


Fino a pochi secoli fa la scrittura era prerogativa di una classe ricca e privilegiata. Le sacre scritture potevano essere lette e comprese da un numero irrisorio di persone. L'interpretazione del messaggio divino rimaneva così nelle avide mani di una minoranza facoltosa. E gli umili? I semplici? Non c'era alternativa, dovevano fidarsi, allo stesso modo in cui dovevano fidarsi delle leggi che, si diceva, erano fatte proprio a loro difesa. Anche quando arrivò una buona novella che parlava di liberazione, subito al racconto tramandato si sostituirono testi scritti e ufficiali. Accadde così che proprio gli schiavi, i diseredati, gli ultimi della terra; proprio quelli a cui era rivolta la parola di speranza del messaggio cristiano, erano in realtà tagliati fuori dalla comprensione di quel messaggio. E hanno dovuto farselo raccontare dai loro padroni, dai loro sfruttatori, dai loro oppressori. Ma cosa poteva capire di quel messaggio chi aveva occhi per vedere, orecchie per intendere ma non aveva ricevuto dal cielo un cervello per mettere insieme le cose? Cosa potevano raccontare quelle scritture a un idiota? Questo spettacolo narra le avventure di un Maestro e dei suoi discepoli. I fatti della buona novella sono raccontati da un idiota. Il testo è costruito utilizzando un ampio ventaglio di suggestioni che comprende vangeli gnostici, apocrifi, scritti filosofici dell'ambiente greco-romano e pure invenzioni favolistiche. La storia contenuta in questo spettacolo parla dell'aiutante di un falegname di Palestina. I dodici gli avevano detto che era meglio si tenesse a debita distanza da loro e soprattutto doveva smetterla di rivolgere loro quelle stupide assillanti domande. Ma lui era un idiota, non c'era libro che avrebbe potuto distoglierlo dalla sua ostinata incomprensione del mondo Natalino Balasso

Compagnia Teatro S.Rocco

Nuova produzione 2008
Taxi a due piazze


Spettacoli già? presentati:
Ponte Valtellina - 24 aprile 08
Sondrio - 03 maggio 08
Lanzada - 10 maggio 08
Piateda - 17 maggio 08
Tirano - 23 maggio 08
Berbenno Sabato 14 Giugno







Compagnia Teatro S.Rocco

La Compagnia dopo la prima


Provate ad immaginare cosa può succedere ad un uomo che la mattina del suo matrimonio si sveglia e si ritrova nel letto una ragazza??..
che non è la sua futura moglie e della quale, a causa di un'ubriacatura gigantesca, non ricorda neppure il nome!!!!

Questa è la scena con cui si apre "Il matrimonio perfetto", una situazione quasi paradossale a partire dalla quale lo spettacolo si sviluppa in una girandola di equivoci, sottintesi e scambi di persona continui




anno 2006

Per poter svolgere la propria attivitá l'Associazione ha bisogno di molti amici.

Un modo per aiutarci è diventare nostro socio.

Richiedendo l'adesione a socio potrai partecipare alle nostre iniziative scegliendo il modo a te più congeniale:

dandoci una mano nella realizzazione dei progetti o, piú semplicemente, sostenendoci " moralmente",

In ogni caso sarai un nostro graditissimo compagno di viaggio.

Compagnia Teatro S.Rocco

Produzione anno 2006
Secondo Atto


E' il decimo anniversario di matrimonio del vice sindaco di New York.

Un gruppo di amici dei quartieri alti sono invitati in casa del festeggiato.

Ma quella che doveva essere una simpatica festa si trasforma in una tragedia sfiorata, le cui cause restano avvolte nel mistero.

Ed è qui che esplode la comicità? della commedia, dove i protagonisti della vicenda, tra malintesi, pettegolezzi e colpi di scena, si mettono alla ricerca della verità, portando allo scoperto i vizi e le debolezze del loro mondo agiato e privilegiato

Guarda la locandina

Sala Don Bosco


La nuova struttura è tornata ad essere un luogo di incontro e di riferimento per la città.

Troverete:
il costo dell'affitto
i dati tecnici e le attrezzature
la planimetria
e il modulo di prenotazione.




Compagnia Teatro S.Rocco

Produzione anno 2005


Ruth e Carlo Considine, coniugi legati da una forte intesa intellettuale, invitano la medium Madame Arcati a tenere una seduta spiritica in casa loro.

Lo scopo della magica serata, alla quale partecipano Violetta e Giorgio Bradman, è quello di prendere gli spunti necessari alla stesura di un romanzo.

Il semplice gioco si trasforma in incubo ossessivo e le conseguenze della seduta, messa in atto a scopo di derisione, non tarderanno a rendersi manifeste, a farsi sentire e a farsi vedere, soprattutto grazie all´intervento e al contributo di Elvira, prima moglie di Carlo Considine, defunta sette anni prima.

Guarda la locandina

Compagnia Teatro Ragazzi

Sabato 19 Marzo 2005 - ore 21,00
I ragazzi "del teatro" hanno elaborato quest & anno una commedia dal titolo:
"O mangi la minestra o salti dalla finestra".
La storia narra di un gruppo di amici che ritrovano un vecchio manoscritto.
Dalle pagine polverose prendono vita personaggi e vicende dense di emozioni e sentimenti.
Sospesi tra passato e presente, valori sempre verdi risvegliano la sensibilità di tutti anche se l & interpretazione "in erba" dei ragazzi risulta fin troppo spontanea e scanzonata.
Gli interpreti sono 14 tra ragazze e ragazzi della scuola media e del biennio superiore:
Sara Bellino, Maurizio Bombardieri, Marta Boscacci, Sofia Boscacci, Alessandro Carpentari, Andrea Foppoli, Elisa Giacomarra, Alessandra Giacomarra, Leonardo Manca, Luisa Pasini, Laura Schena, Maria Sosio, Andrea Vigano, Giacomo Viori sotto la guida di Bruno e Tiziana Gianola

da un racconto di Vincenzo Consolo

Sabato 3 Aprile 2004 - ore 21,00
Sala Polifunzionale Don Bosco


Si tratta di un testo dalla storia interessante che inizia nel primo novecento quando un anziano barone, rimasto povero in canna, scrive poesie in cambio di pane.

Gli scritti del vecchio poeta traevano ispirazione principalmente dalla luna.

Dopo diversi anni, un vecchio manoscritto del barone fu ritrovato ...


Compagnia Teatro S.Rocco

Produzione anno 2003
Manifesto


Cosa succede durante l'allestimento di uno spettacolo?

E dietro le quinte durante una rapresentazione?
"...entrare e uscire,
fare entrare le sardine,
fare uscire le sardine.
La farsa è così,
il teatro è così,
la vita è così

30 anni di attività
Arlecchino servitore di due padroni


La storia e le attività? dalla nascita ad oggi.


Presentazione delle ultime produzioni.


Sono ormai trascorsi quasi trenta anni da quando alcuni giovani decisero che era giunto il momento di far rinascere quella tradizione teatrale che, spentasi da qualche tempo, aveva visto intere generazioni crescere con la passione per la recitazione.



Un bosco di fiabe - Il tesoro della Biblioteca
Villa Quadrio


"Un bosco di fiabe", realizzato con 120 bambini delle terze,quarte e quinte elementari, racconta le avventure di Robin Hood alle prese con i personaggi delle più famose fiabe ambientate nel bosco.

"Il tesoro della Biblioteca", messo in scena con 40 bambini delle quarte elementari, narra di un gruppo di bambini rinchiusi nella Biblioteca "Pio Rajna" di Sondrio.
Vivranno assieme ai personaggi usciti dai libri alcune avventure narrate negli stessi volumi.
Puoi leggere e richiedere i testi, vedere alcune fotografie degli spettacoli.

 
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